Skip to main content

Villaggio Valtur

Vi dico solo una cosa: quando andavo a dormire la notte, sentivo razzolare e grugnire i cinghiali.
Era il 1998. Ora, sono sicuro che non sia cambiato nulla, ma solo per i cinghiali.

Nel 1998, avevo 16 anni. La mia routine era semplice. Sveglia al mattino, si va a lavoro, lavapiatti. Pranzo, pausa, spiaggia, ancora lavoro, un po di relax a fine turno, dormire. Il giorno dopo, again, si ricomincia.

Il contesto era meraviglioso. Siamo ad Arbus, zona Portu Maga, nella famosa Costa Verde. Verde per la natura, ma anche Verde speranza, come vedremo tra poco.

Il complesso era stato inaugurato l'anno prima sotto l'egida della Valtur, anche se venne costruito negli anni 80.
Il paesaggio, una cartolina. Natura incontaminata, spiaggia dorata e dalla sabbia fine, mare pulitissimo, cristallino. Siamo nella Costa Verde, e qui ad un imprendiore milanese, Giuseppe Tanca e siamo ancora prima, negli anni 60, venne l'idea di trasformare la zona costiera di Arbus come il principe Karim Aga Khan fece in Gallura nella Costa Smeralda.

Costa Verde sarebbe stata la Costa Smeralda ma più umile, perchè il progetto era orientato a una clientela popolare, piuttosto che a una clientela di lusso.
Ma l'Aga Khan italiano, fallì, nonostante l'impegno. I motivi sono tanti, uno ve lo racconterò poi.

Il maestrale qui la fa da padrone, ma quando non soffia con veemenza, l'acqua è bassa, un paradiso per le famiglie con i bambini.

Io l'ho sempre chiamato "Villaggio Valtur", in realtà è il villaggio Portu Maga. E' formato da una dozzina di complessi abitativi, per un totale di 118 appartamenti, 500 posti letto. C'era il ristorante, dove ho lavorato, un anfiteatro, un chioschetto dove la sera il deejay suonava musica dance commerciale, ma solo dopo una certa ora. 
Prima, era un susseguirsi di musica, giochi, karaoke, animatori, fotografi. Si, i selfie ancora non esistevano. I primi telefoni alla fine degli anni '90 erano oggetti contundenti e non erano dotati di fotocamera. Per chi si ricorda, il 3310 della Nokia uscì nel 2000. 
C'è la piscina, i campi da tennis, tre e se non ricordo male, un altro campetto più piccolo.Poi, nel 2007, il fallimento del Villaggio. I problemi che hanno portato alla chiusura sono prima di tutto infrastrutturali. 
Per raggiungere le zone costiere, le strade sono strette, tortuose, per nulla scorrevoli, piene di buche e poco sicure.
Le poche zone abitate, come Portu Maga, povere di servizi, negozi. All'epoca, l'acqua corrente non era presente. Veniva portata tramite autobotte.
Nei progetti di Tanca, negli anni 60, furono costruiti 8 pozzi artesiani, decisamente insufficienti. 
Il Comune portava l'acqua tramite autobotte, anche mio padre si è fatto svariati viaggi di acqua. E l'acqua corrente, a Portu Maga ma anche in altre località dell'arburese, è arrivata nel 2025. Non è un refuso, duemilaventicinque. Dopo i primi anni in cui tutto andò a gonfie vele, i costi divenuti insostenibili, le difficoltà infrastrutturali, la crisi che colpì il turismo nin quegli anni e le difficoltà della stessa Valtur portarano alla chiusura e all'abbandono del Villaggio.

Ora, di tutto quello che è stato, della mia prima "stagione" lavorativa, è rimasto un rudere. Il ristorante è spoglio. Ci sono solo i disegni sui muri, che riproducono il mare, scene di vita sarde. Sono sempre più scrostrati, destinati all'oblio. Della cucina dove ho lavorato, è rimasto nulla. Le porte finestrati, hanno i vetri in frantumi. In quelle cucine ho visto cose.. che è meglio dimenticare! Ma mi sono divertito e ho guadagnato i primi soldi veri, mi son comprato il Pc, l'inizio della carriera di un nerd!
La mega veranda dove c'erano i tavoli esterni, è messa sempre peggio. I campi da tennis, devastati dalla vegetazione. La piscina, tutta una crepa, irrecuperabile. Crolli e cedimenti, facciate sgretolate dall'azione del vento, accelerata dalla salsedine. Ora tutto è pericolante, ci sono buchi per terra, meglio non entrare, fa male in tanti sensi. Quello che è rimasto immutato è il panorama. Il mare è meraviglioso, le spiagge sabbiose danno un senso di pace, l'odore di iodio, della salsedine. Ricordo i cervi, ricordo i cinghiali. Loro, continuano a godersi il panorama, l'aria pulita, la natura pressochè incontaminata, a parte l'ecomostro che è diventato il Villaggio, un disastro anche economico. Dopo il fallimento della Valtur, si sono venduti degli appartamenti singolarmente, quindi questo rende difficile vendere il complesso in toto. Ci sono stati tentativi da parte del Comune di Arbus di recupero, l'ultimo nel 2020, attraverso il dirottamento di 24 milioni di euro destinati ad un altro progetto mai avviato (Castiadas) da parte della Regione, ma senza successo.

Ora, la speranza, Verde speranza, gocciola dai rubinetti delle nuove condotte finalmente operative dal giugno di quest'anno, 2025. L'arrivo di un servizio così basilare, potrebbe essere il primo passo per un rinnovato interesse nel recupero di un luogo emblema di una potente speculazione edilizia, ma che recuperato potrebbe dare una mano al territorio a risollevarsi. Mi raccomando, amministrazioni sarde, le strade.

Autore

Andrea Lampis

Appassionato di fotografia, videomaker per diletto, curioso per natura!

Your Host

Altre esplorazioni Ristoranti e alberghi